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Avanti, ci siamo…

Home c'era una volta il basketAvanti, ci siamo…
Avanti, ci siamo…

Avanti, ci siamo…

Pubblicato da c'era una volta il basket, corsivi

Finalmente contro la S. Benedetto di Gorizia una bella partita ed una ancor più bella vittoria. Le armate di De Sisti, che erano giunte fino al mare con baldanzosa sicurezza, hanno dovuto risalire le valli isontine in rotta, dopo aver lasciato sul terreno le insegne, i feriti e i santini (S. Benedetto è ancora in hit parade).

Una vittoria importantissima sotto vari aspetti: in primis per i due punti e perché ottenuti contro la prima della classe, poi perché la squadra ha confermato quanto di buono aveva fatto intravedere durante la settimana campana malgrado il furto dei 6 secondi, poi perché la partita ha finalmente riconciliato la Sacramora col suo pubblico, infine perché è stata una vittoria fortemente voluta contro le decisioni di quell’ineffabile personaggio che è l’arbitro Maggiora da Roma. Costui ha scientificamente fischiato per tutta la partita contro i nostri, non ce l’ha fatta e alla fine era visibilmente deluso. Riusciamo comunque a capire come sia riuscito a far perdere la bussola anche ad Allievi, prestigioso presidente di una ancor più prestigiosa società come la Pall. Cantù, fino al punto di beccarsi un cazzotto; e ce ne vuole di fantasia lo stesso.

Immaginate, per riportare la situazione ad ambienti e personaggi che i mass-media hanno reso familiari a tutti, immaginate l’Avvocato Agnelli che sta per colpire, abito sportivo, l’arbitro Agnolin; immaginatelo trattenuto a stento da Susanna e Umberto che gli dice: “Guavdi che pvima la meno e poi la metto in cassa integvazione!”; divincolatosi, immaginate l’espressione di sottile piacere (fra operai dalla Fiat: “Secondo te, quando Agnelli fa l’amore, gode?” “Io dico di si, sennò lo farebbe fare a noi”) disegnata sul volto abbronzato dell’Avvocato mentre sta per mollargli un calcio sul deretano, Lui che ha studiato ad Oxford! A tali stravolgimenti può portarti uno come Maggiora, un arbitro che gira per tutti i palazzotti d’Italia con una bomba innescata in tasca (mica tutti han studiato ad Oxford) uno di quelli a piede libero, come scrivevamo la volta scorsa.

Una vittoria sofferta dunque, maturata grazie ad una difesa asfissiante praticata per quasi tutto l’incontro e ad una condotta in attacco più giudiziosa che in altre circostanze. Rank ha saputo preservarsi dai falli ed ha martellato anche da fuori il canestro degli ospiti con continuità, evitando di avventurarsi nelle solite problematiche entrate, Vecchiato e Collins hanno mantenuto costante il dominio sotto le plance, tutti hanno dato l’anima e giocato al meglio. Direi che il dato complessivo che emerge più rilevante dalle ultime partite è quello di una ritrovata identità da parte della nostra squadra, l’aver ritrovato la convinzione di poter lottare alla pari con chiunque, anche se, secondo me, occorre lavorare ancora per rendere più fluida la manovra in attacco.

Vorrei aprire una parentesi a proposito di Riva e del gesto che ha rivolto al pubblico, così almeno mi è parso, dopo aver segnato, al quarto tentativo, il suo primo canestro da fuori. Chi ha giocato sa quale importanza abbia, al momento del tiro, la tranquillità psicologica da parte del giocatore: ora, quale aiuto in questo senso avrà avuto Riva, che ogni volta che si apprestava a tirare, doveva sentire un nooo sommesso, come a dire “Siamo rovinati”, dagli spalti? Bene ha fatto Riva a rispondere a quel modo: per me l’immagine dell’uomo e del giocatore ne esce rafforzata. Esistono situazioni di gioco (per esempio, la zona dei goriziani chiudeva molto sotto canestro) nelle quali “devi” tirare e nessuno (certo, forse Riva non sta attraversando un momento particolarmente felice) può aver dimenticato che il tiro di Riva ha già risolto molte situazioni delicate.

Il tiro, e qui divaghiamo un po’, è il risultato finale cui tende l’azione in attacco di una squadra, direi quindi il momento culminante, la quintessenza del basket stesso. Dicono che quella dei tiratori sia una razza in via d’estinzione, pare che ne esista ancora qualche esemplare nel parco Bartolini, uno ancora non si arrende a Torino, la maggior parte di quelli in attività sono di importazione (Yugo o USA; il Giappone non si è ancora applicato). Eppure ne abbiamo avuti. Scrive il senatore Bill Bradley nel suo libro di memorie: “La più grande performance di tiro cui ho assistito (e ne deve aver viste!) è stata quella offerta da Vianello in una partita di Coppa Campioni a Milano contro il Real Madrid, nel ’65”.

Assistevamo a quella partita anche io, Rick, Lito e il povero Carlo, lo stomaco inquinato dai ravioli di Biffi (i vetri tremano ancora per quel consommé di Italo!): nel grande Simmenthal, le gloriose scarpette rosse, giocavano Riminucci, l’angelo biondo, il “professore” Pieri, “Nane” Vinello, “Skip” Thoren, Bill Bradley, i giovani Iellini e Masini (q.i. 0,5), Ongaro, Gnocchi e Binda (mi ricordo anche i panchinari). Di fronte il Real Madrid col grande Emiliano, Sevillana, Luyk (mise dentro un uncino da metà campo) e Brabender. “Nane” Vianello, mancino maledetto, segnò 33 punti, da tutte le posizioni, da fuori e da sotto: io lo ricordo in contropiede più volte, tre contro uno, si ferma a otto metri e…ciuff, dentro (se lo fa un ragazzino delle giovanili lo cacciano via). Questa è la forza del “tiratore”, non ha dubbi; è fondamentalmente una questione di mentalità, di convinzione: io tiro e faccio canestro. Datemi 20 centimetri e io tiro, da 10 metri col compagno libero sotto canestro, dopo tre secondi, senza schema, io tiro e faccio canestro. A 5 secondi dalla fine, dopo uno zero su venti, con la squadra sotto di un punto, lui tira, e, probabilmente, fa centro.

Razza in via d’estinzione, dicevamo (a parte che contro la Sacramora c’è sempre qualcuno che trova la vena e si mette a fare “i bambini”, vedi Campbell, o Diana, o Batts); questo dipende dal fatto che i giocatori non escono più dai campetti all’aperto, i nostri play-grounds, dove si giocava con maggiore libertà, dove si poteva affinare appunto l’istinto del killer, quello che fa il grande “tiratore”.

Il tiro, come fondamentale, è stato forse per vari anni trascurato a vantaggio di altri, altrettanto importanti, come la difesa e i fondamentali di squadra. I nostri giocatori sono senz’altro ben preparati sul piano tattico ma, e lo vediamo anche in Nazionale, si trovano in difficoltà a dover risolvere la situazione quando, per esempio, salta lo schema d’attacco. E spesso lo schema, che dovrebbe portare i giocatori al tiro nella maniera loro più congeniale, finisce poi per bloccarli o per lo meno condizionarli: non è un caso vedere uno, libero, rinunciare a un buon tiro, “fare lo schema” e poi tirare in condizioni più disagevoli.

Onore , dunque, a questi “dinosauri “ del basket, ai Vianello, ai Vittori, ai Lombardi di ieri e di oggi, alfieri di una pallacanestro che non c’è più, maestri di tecnica cui oggi pare si anteponga la forza muscolare. Rivalutiamo dunque il tiro (il revival è di moda) in attesa che qualcuno riscopra un altro fondamentale, il passaggio, questo sconosciuto. Ma questo è un altro discorso.

13 novembre 1981

Tag: 19651981agnelliarbitribradleygoriziamilanovianello

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