Se c’è un appuntamento al quale sentiamo il dovere, direi civico, come il voto, di non mancare, questo è la telecronaca della partita di basket del sabato pomeriggio. E sabato scorso ci siamo rimasti veramente male nel constatare l’assenza di Vitanza, con quel nome a metà fra vitalità ed esuberanza, che così bene si concilia con l’atmosfera festosa del sabato. Vedi come a tutto si fa l’abitudine! Eravamo sprofondati in uno stato di depressione preoccupante quando Giordani appese il microfono al chiodo.
Non toglieteci anche Vitanza! Il quale tuttavia è approdato al basket per caso, per quella logica imperscrutabile e spartitoria che vige alla Rai, come tutti sanno. Fra i cronisti sportivi ci sono gli specialisti del calcio, della pedivella, dell’atletica, della boxe. Dei disponibili, uno, dopo essersi ubriacato di top spin e attacchi in back, si è dato alla pagaia; De Laurentis si è stabilmente seduto in studio, tanto è vero che quello che vediamo di solito è un fotomontaggio: dal collo in giù, quello che appare è dipinto, stesso abito chiaro, stesse gambe accavallate, stessa poltrona coi braccioli. De Laurentis infila la testa nel buco e parla. Si era provato con Poltronieri, per il basket. Il quale, commentando le immagini che si soffermavano sui giocatori impegnati in uno di quegli esercizi di riscaldamento meglio noti come “la ruota”, ha detto che stavano effettuando dei giri di ricognizione; al primo scivolone ha tirato in ballo una storia di mescole dure e morbide ed è stato ricoverato ai box, dove gli hanno registrato la testata ed è stato rispedito al Mugello.
Rimaneva solo Vitanza, che in cuor suo aveva una sola ambizione: di fare il telecronista di una gara di bocce, sport che in Italia ha grandi tradizioni e annovera numerosi campioni mondiali (raffa e volo, non essendo, la specialità “col piombo”, assurta a rango internazionale per ragioni ecologiche). Invece Vitanza fa il cronista di basket, con una tranquillità che rasenta l’incoscienza, clandestino del bordo campo, con l’aria di essere lui il più sorpreso di trovarsi lì, dimostrazione vivente della più volte affermata superiorità del mondo dei canestri su quello del calcio per civiltà, educazione e sicurezza. A Tonino Carino, giornalista al plasmon del calcio, gli leggi in faccia l’angoscia, la paura direi fisica di dire corbellerie o inesattezze. Perché ad Ascoli chi sbaglia paga. Vitanza no: questo amabile scroccone delle telecronache continua, giulivo é impenitente, a commentare partite di basket come un aborigeno del Borneo commenterebbe un quadro di Picasso. Una cosa ancora è riuscito a dimostrare Vitanza: che la tanto vituperata Rai non è seconda a nessuno. E’ di questi giorni la notizia secondo cui una delle maggiori reti televisive americane ha bandito un concorso per un commentatore di partite di basket assolutamente incompetente, per dare alle proprie telecronache un taglio “diverso”.
Noi, in Italia, ci eravamo arrivati già da un pezzo.
Domenica poi, al dispiacere di aver dovuto rinunciare a Vitanza, si è aggiunto quello di dover affrontare la Berloni. La sconfitta era da mettere in preventivo, data la scontata disparità dei valori in campo, ma troppe ombre sono emerse. Inconsistenti Benatti, Ferro e Ottaviani, è mancato il tiro da fuori e questo fatto ha consentito agli avversari di chiudere meglio su Johnson e Wansley, il quale tuttavia ha avuto per tutto il primo tempo una questione personale col canestro. Reggie si è fatto carico completamente di tutto il peso della Marr in attacco, con un puntiglio ed una carica agonistica stupefacenti. Nel secondo tempo la congenita incapacità dei nostri esterni a garantire continui rifornimenti ed un ringhioso Morandotti ne hanno limitato gli estri. A 10 minuti dal termine, con la Marr in vantaggio di due punti, è stato Savio ad infergere il colpo di grazia con tre micidiali stoccate dalla lunga e la Berloni ha preso il largo. La squadra di Torino potrà andare lontano; se perplessità ci sono, derivano dal fatto che sei uomini, per quanto validissimi, sono pochi per un campionato come il nostro, e Vecchiato, May e Bantom non sono più dei ragazzini. A Guerrieri il compito di gestirli al meglio e di disciplinare il folletto Della Valle, questo play atipico dalle leve lunghissime e dal grosso temperamento.
Domenica prossima la Marr si recherà in visita alla Granarolo, che non pare godere di buona salute in questo inizio di campionato. Dovrebbe arrivare un nuovo pivot, chiamato dal Dott. Gamba al capezzale dell’illustre ammalata per abbreviarne la degenza.
Nel caso, Ernesto, accogliamolo come si conviene.
18 ottobre 1985

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